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Disagio giovanile: capire per educare, educare per non punire.

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In un comunicato stampa del 20 gennaio “Save the Children”, organizzazione non governativa attiva in Italia dal 1998, annuncia la prossima pubblicazione di “A mano armata. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”. L’argomento del report, che verrà rilasciato a marzo, sta assumendo sempre maggior rilevanza, soprattutto di fronte ad atti violenti che, ormai frequentemente, riempiono le pagine di cronaca. È fondamentale, infatti, riflettere sulla natura di questi episodi, evitando luoghi comuni e approssimazioni.

È quanto suggerisce anche L’UNESCO che ha scelto di dedicare l’ultima Giornata Mondiale dell’Educazione a “Il potere dei giovani della co-creazione dell’istruzione”. Un tema fondamentale, che ricorda come l’educazione non sia un processo che procede dall’alto verso il basso, seguendo schemi simili che si ripetono nel tempo. Uno scambio dinamico, continuo fra docente e studente, fra scuola e società, è infatti fondamentale per definire percorsi educativi efficaci, che sappiano adattarsi ad esigenze, contingenze e circostanze sempre diverse.

Il medesimo messaggio fa eco nelle dichiarazioni del ministro Valditara, che parla di scuola in quanto “luogo di formazione e di crescita della persona” orientata a “valorizzare i talenti di tutti e a non lasciare indietro nessuno”.

Al di là delle dichiarazioni, però, ci sono i fatti. Elena Muscarella, responsabile dei programmi educativi dell’associazione “WeWorld” in Italia, sottolinea il forte impatto che le disparità socioeconomiche stanno avendo sull’equità educativa in Italia. Il problema, dunque, è legato ad un vizio di fondo che caratterizza un intero sistema che spesso non riesce ad includere gli studenti con maggiori difficoltà. Il perpetrarsi di tali condizioni impatta gravemente su un malessere giovanile in crescita. Malessere che lascia tracce evidenti nei drammatici episodi che continuano a ripetersi negli ambienti scolastici. Sempre numerosi sono, infatti, gli studi che intendono interrogarsi e indagarne cause e circostanze.

I dati riscontrati nella ricerca ESPAD (European School Survey Project on Alcohol and other Drugs) condotta nel 2024 dal CNR (Centro Nazionale delle Ricerche), evidenzia come gli adolescenti siano sempre più esposti ai rischi derivati da comportamenti digitali inconsapevoli e incontrollati. L’uso eccessivo di internet e dello smartphone spesso impedisce ai più giovani di costruire relazioni sociali stabili e durature: da questo deriva la diffusione preoccupante del fenomeno degli hikikomori o i sempre frequenti episodi di cyberbullismo. Di questo tema si è occupato anche l’ISTAT che, in un rapporto del 2025, rileva come circa il 21% dei ragazzi compresi fra gli 11 e i 19 anni dichiari di essere vittima di atti di bullismo che, per il 14% di loro, si ripetono più volte al mese. È la scuola, spesso, lo scenario di questi episodi, tanto da costituire, per molti studenti, un ambiente sempre più ostile. I dati trapelati dall’ “Indagine Adolescenti”, che il Laboratorio Adolescenza e l’Istituto IARD diffonderanno a breve, evidenziano come circa un terzo dei ragazzi intervistati consideri l’ambiente scolastico “noioso”, se non “un incubo”.

Di fronte alla gravità di dati che non possono più essere ignorati, il Governo ha deciso di prendere una posizione netta. Entro il mese di febbraio, infatti, verrà presentato il nuovo “Pacchetto Sicurezza” nel quale sarà inserito un decreto legislativo e un disegno di legge da sottoporre al Parlamento. L’obiettivo è quello di contenere un fenomeno definito, ormai, incontrollabile.

In attesa di conoscere il contenuto dei 65 articoli previsti nel decreto, è opportuno però continuare ad approfondire e monitorare questa problematica. Sarà importante, infatti, individuare strumenti d’intervento che sappiano realmente cogliere le fragilità dei più giovani e farsi carico delle loro necessità, in ottemperanza allo spirito con il quale la Giornata Mondiale dell’Educazione è nata. A 36 anni dalla sua creazione è quantomai necessario ricordare che “educare” non vorrà mai dire “punire” ma sempre ascoltare, comprendere, includere.