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Chiuse le iscrizioni all’a.s. 2026/2027: un’istantanea

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Scaduto il termine del 21 febbraio, è tempo di bilanci.

Per circa 1,3 milioni di studenti, è esaurito il tempo a disposizione per scegliere quale percorso di studi intraprendere a conclusione della scuola media.

Ad emergere, è un panorama non troppo differente da quello dello scorso anno. Licei in testa, con il 55,99% delle preferenze, Istituti Tecnici a seguire, con una percentuale pari al 30,84%, Istituti Professionali in coda, scelti dal 13,28% degli studenti. Una lettura prospettica dei dati ottenuti, però, ne evidenzia i diversi elementi di rilievo.

Teoria, tecnica, pratica. Per quanto ancora al terzo posto, sono gli Istituti Professionali a guadagnare più terreno, con quasi un punto percentuale in più rispetto allo scorso anno. A crescere sono stati soprattutto gli iscritti ai nuovi percorsi quadriennali, raddoppiati rispetto al 2025.  Frequentandoli, lo studente potrà formarsi in ambito tecnico-professionale, per poi scegliere se accedere all’università, al mondo del lavoro o agli ITS Academy, gli Istituti Tecnologici Superiori: scuole professionalizzanti ad alta specializzazione tecnologica post diploma che dopo due anni consentono l’ottenimento di un titolo tecnico superiore. Anche questo contribuisce a rendere meno irraggiungibile il primo posto dei Licei, fra i quali  è solo l’Economico-sociale e l’indirizzo di Scienze Umane a non subire un calo generalizzato, per quanto lieve, degli iscritti.  Ad essere escluso dalla leggera flessione degli Istituti Tecnici è, invece, il settore tecnologico.

Nord, Centro, Sud. La geografia dei nuovi iscritti è decisamente marcata: se il Centro e il Sud sono dominati dai Licei, al Nord vi è l’apoteosi dei Tecnici e dei Professionali. È il Lazio “il più Classico di tutti”: circa sette studenti su dieci hanno preferito i Licei, permettendo anche alle lettere antiche di recuperare 3 punti percentuali rispetto ad una media nazionale che, in dieci anni, ha evidenziato una diminuzione del 15% degli iscritti. La Lombardia ne è esempio lampante, con un misero 3,2 % che opta per il latino e il greco. La percentuale di liceali lombardi è, però, comunque superiore a quella del Veneto o dell’Emilia-Romagna che, rispettivamente, vedono il 56% e il 54% degli studenti preferire l’istruzione tecnico-professionale. È nuovamente la filiera 4+2 a costituire eccezione: in un Meridione solitamente tradizionalista, massicce sono state le iscrizioni a questi nuovi percorsi professionalizzanti.

Passato, presente e futuro. I dati registrati oggi, però, non necessariamente corrispondono alle reali tendenze dei diplomati di domani. Troppo spesso, infatti, il percorso scelto alla fine della terza media, si rivela controverso ed insoddisfacente. Le associazioni “AlmaDiploma” e “AlmaLaurea”, da quasi trent’anni impegnate nel sostenere e monitorare le scelte degli studenti alla fine delle superiori e a conclusione dei percorsi universitari, hanno da poco rilasciato il rapporto 2026 sul Profilo dei Diplomati 2025. A conclusione della scuola secondaria, sono circa il 44,7% i diplomati che, potendo tornare indietro, opterebbero per un diverso corso di studi. Questa già alta percentuale cresce ulteriormente fra gli ex studenti dei Professionali, raggiungendo il 50,9%, ma anche fra chi ha frequentato il linguistico. Non è un caso, infatti, che sia l’ansia lo stato d’animo più diffuso fra gli studenti: più del 50% la identifica come emozione principale, al netto di un magro 27% che si dichiara felice, tallonato da un 25% che invece si definisce insicuro. Inevitabili le conseguenze sulle scelte universitarie e professionali. Infatti, ben il 14.6% degli studenti si dichiara del tutto indeciso sulle sue scelte future: una percentuale preoccupante, anche se paragonata al 24,5% che opterà per il mondo del lavoro e il 60,6% che deciderà di proseguire gli studi. Percentuale, quest’ultima, che risulterà ridimensionata dopo il primo anno accademico: circa il 15,30% dei nuovi iscritti deciderà di cambiare ateneo, corso di laurea o abbandonare del tutto il mondo accademico.

Confusione, incertezza, ansia da prestazione. È questo il quadro che emerge osservando le scelte “non-scelte” degli studenti italiani. Del resto, guardando al proprio futuro, circa il 94,1% ritiene prioritarie le prospettive di guadagno, e il 93,7% la stabilità del posto. Il fatto che solo il 65,4% dei diplomati sia interessato a ricercare percorsi futuri coerenti con gli studi fatti, rende evidente come, fin dalla scuola primaria, i ragazzi tendano a valutare le alternative con poca capacità di riflessione, senso di autopercezione e serenità psichica. Più che percorsi preimpostati, dunque, agli studenti andrebbero forniti strumenti di scelta, di orientamento, di introspezione. Per prendere la decisione giusta, ma anche per capire quando si è fatta quella sbagliata. Per trovare delle risposte, ma soprattutto per porsi delle domande. Ricordando sempre che è ciò che scegliamo oggi a determinare chi saremo domani.

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