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Decreto di riordino degli Istituti Tecnici: quali novità, quali perplessità.

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Il 9 marzo il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha reso pubblico il decreto numero 29 del 19 febbraio, volto al riordino degli Istituti Tecnici e all’aggiornamento del piano di studi da questi previsto.

Il provvedimento rientra nell’ambito strategico definito dal PNRR4 e guarda con attenzione alla realtà economica, ambientale e demografica nella quale verrà attuato. L’intera normativa si basa sulla consapevolezza dei forti cambiamenti in atto e sulle inevitabili ricadute che essi avranno nel futuro, tanto scolastico quanto professionale, del Paese. Il mondo del lavoro si muove a ritmi sempre più incalzanti, scanditi da processi di digitalizzazione e automazione imponenti che richiedono nuovi profili professionali e competenze adeguate.  Contemporaneamente, è necessario rispondere urgentemente al dramma del cambiamento climatico, ad una gestione incauta delle risorse naturali e a indici di inquinamento fuori controllo: la priorità assoluta della questione ambientale riguarda ormai ogni settore economico.  In tutto questo, l’indice demografico italiano è in picchiata, con un tasso di popolazione di età inferiore ai 15 anni che non arriva al 13%: inevitabili saranno le ricadute su un mercato nazionale del lavoro che presto si ritroverà gravemente rallentato e spopolato.  È necessario, dunque, che l’istruzione di oggi si adegui alle esigenze dei lavoratori di domani e alle sfide che dovranno affrontare.

Il decreto 29 del 19 febbraio mantiene invariato l’impianto di base degli istituti Tecnici, con due indirizzi dedicati al settore economico e nove relativi a quello tecnico-ambientale. A cambiare è la ripartizione oraria interna e, soprattutto, il rapporto che si viene a creare fra scuole, territorio, centri di formazione e imprese. Due sono le colonne portanti profilate dai 10 articoli elaborati dai Ministero: la prima legata ai rapporti inter-scolastici, la seconda a quelli intrecciati oltre le pareti dell’aula.

Centrale sarà una didattica organizzata per competenze a livello linguistico, storico, matematico, scientifico, giuridico ed economico, con una particolare attenzione riservata alle discipline STEM. Non meno importante, sarà l’inserimento di moduli curriculari orientati al tema della transizione ecologica, dello sviluppo sostenibile, dell’educazione civica. Parola d’ordine: interdisciplinarietà, nel favorire la connessione fra gli ambiti di studio, ma anche la varietà delle tipologie di lezione proposta, a cominciare da quella laboratoriale.

Parimenti fondamentale sarà il rapporto con la realtà territoriale e il tessuto produttivo all’interno della quale l’istituto è attivo, con l’obiettivo di aumentare la sinergia fra scuola e realtà lavorativa, tracciando efficaci percorsi strategici. In tal senso alla scuola sono riconosciute un crescente numero di ore di autonomia didattica, che passano dalle 66 previste annualmente nel biennio, alle 99 del terzo e del quarto anno, raggiungendo le 232 riservate alle classi quinte. Queste saranno essenziali al fine di contestualizzare e specificare l’offerta formativa, arricchita ulteriormente dai “Patti Educativi 4.0”, veri e propri accordi che la scuola realizza con ITS Academy, enti di formazione e imprese locali, nazionali e sovranazionali. La natura di tale collaborazione è varia, ma basata su “l’integrazione e la condivisione delle risorse professionali, logistiche e strumentali” di cui dispongono la scuola e l’ecosistema nel quale è inserita. In tal senso, è tenuta in forte considerazione la coerenza fra gli ambiti professionali a cui tendono i percorsi d’istruzione, l’offerta degli ITS Academy o delle lauree professionalizzanti, e le specificità del contesto socioeconomico e produttivo locale e nazionale. L’obiettivo è quello di favorire la continuità formativa e aumentare li livello delle competenze acquisite. Per questo saranno fondamentali anche le attività di orientamento degli studenti, organizzate “favorendo il coinvolgimento continuo e partecipato dei partner economici e locali”.

Un riordino efficace degli Istituti Tecnici e Professionali costituisce una grande opportunità. Garantire agli studenti un percorso formativo valido e un futuro lavorativo stabile e soddisfacente, può tradursi positivamente in termini di ripresa economica, sostenibilità ambientale e vivacità territoriale. Agire in tal senso costituisce l’obiettivo prioritario del decreto appena pubblicato, ma ciò non basta a evadere ogni dubbio circa l’effettività del proposito dichiarato. Entrando nello specifico dei nuovi quadri orari allegati al decreto, colpisce la forte penalizzazione della geografia, alla quale viene destinata una sola ora a settimana, per di più esclusivamente per i primi due anni. Simile sorte è toccata a scienze della terra, biologia, chimica e fisica, alle quali venivano dedicate in totale 528 annuali. Adesso sono comprese in un’unica disciplina: “scienze sperimentali”, alla quale vengono riservate solo 297 ore. Tale evidenza stride con la dichiarata centralità delle STEM, ma non solo: sono queste le materie che forniscono gli strumenti teorici e pratici per studiare il territorio, locale e nazionale, e per affrontare le sfide della transizione ecologica e dei mutamenti economici. Una tale contrazione oraria rende inevitabili i dubbi sulla capacità di garantire agli studenti un’effettiva consapevolezza delle esigenze della realtà circostante, in termini sociali, ambientali e culturali.

Sarà necessario monitorare anche il rapporto con “partner economici e sociali” tanto nei percorsi di formazione quanto nelle fasi di orientamento. È necessario, infatti, che l’indipendenza della scuola venga tutelata, garantendo la totale assenza di influenze e interessi esterni. Lo studente dovrà essere certamente sostenuto e accompagnato nei suoi studi e nelle sue scelte, ma sarà soprattutto la sua autonomia decisionale a dover essere garantita, affinché libertà di espressione e iniziativa non vengano mai messe in discussione.

Infine, se l’obiettivo è tutelare il contesto locale, nelle sue reti sociali e specificità produttive, sarà importante porre un argine alle “imprese nazionali e sovranazionali” che, in un mondo globalizzato, rischiano di fagocitare quelle ricchezze, quelle specificità, quegli endemismi che rendono unico un territorio, delle quali gli studenti degli Istituti Tecnici possono diventare i privilegiati custodi, i sapienti amministratori.

Per approfondire:

https://www.flcgil.it/scuola/docenti/secondo-ciclo/riforma-istituti-tecnici-pubblicati-nuovi-quadri-orario-molta-confusione-scuole-si-realizzano-tagli-annunciati-flc-cgil.flc 

https://www.orizzontescuola.it/riforma-degli-istituti-tecnici-cosa-cambia-dal-2026-tra-indirizzi-orari-classi-di-concorso-e-autonomia-appunti-dal-convegno-innovazioni-del-prossimo-futuro/

https://www.tecnicadellascuola.it/istituti-tecnici-firmato-dal-ministro-il-decreto-per-la-revisione-dellassetto-ordinamementale

https://www.orizzontescuola.it/meno-studenti-per-gli-istituti-tecnici-i-quindicenni-in-italia-sono-il-126-della-popolazione-senza-giovani-nessuna-riforma-regge-e-come-incidera-sul-tessuto-industriale/

https://www.mim.gov.it/web/guest/-/decreto-ministeriale-n-29-del-19-febbraio-2026