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Tra l’1 e il 3 maggio si è tenuto a Napoli il XXXVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps) che quest’anno è stato dedicato al rapporto tra medicina pediatrica e transizione digitale in termini di tutela e preservazione della salute del bambino. Tre giorni dopo, Roma ha ospitato la prima Giornata Regionale delle Dipendenze, istituita nel Lazio a maggio dello scorso anno con l’obiettivo di sensibilizzare e diffondere consapevolezza circa le nuove forme di dipendenza legate ad un uso sregolato delle moderne tecnologie. Due iniziative diverse, ma animate dallo stesso proposito di tutelare, supportare e preservare le nuove generazioni e il loro benessere all’interno della rivoluzione digitale in corso. Farlo significa non sottovalutare nessuna fase dello sviluppo, a cominciare dai primissimi anni di vita del bambino.
Secondo Claudio Menacci, co-presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf), è quello il momento in cui si sviluppa quel sano senso di sicurezza e attaccamento che può, però, essere facilmente compromesso: basta che il genitore passi davanti ad uno schermo il 27% del tempo che trascorre con il proprio figlio per far percepire al bambino un senso di distacco e abbandono. Del resto, sono gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza a determinare la salute mentale del futuro adulto: tre quarti dei disagi mentali vengono diagnosticati prima dei 25 anni, disturbi che, nel 78% dei casi, rischiano di aggravarsi nel tempo. Tali dati sono, purtroppo, in peggioramento: patologie mentali quali ansia, depressione, comportamenti alimentari squilibrati, autolesionismo, ecc., sono cresciuti di circa il 25% negli ultimi 10 anni. A determinare questo picco contribuisce, senza dubbio, la pervasività dei nuovi strumenti digitali, che sono penetrati della vita dei ragazzi e delle loro famiglie scompaginandone spesso gli equilibri.
L’ “ISMA – Azienda pubblica servizi alla persona”, ha presentato, nel corso della Giornata Regionale delle Dipendenze, la ricerca “Le dipendenze digitali tra i minori”, dalla quale emerge che conflitti genitori-figli sull’utilizzo della tecnologia, riguardano circa il 40% delle famiglie. Al centro dello scontro, lo smartphone: utilizzato dal 65% dei bambini fra 6 e 10 anni, è nelle tasche del 96% dei diciottenni. Per i più piccoli, ha sostituito la playstation o il game boy, costituendo principalmente canale per accedere a videogiochi e contenuti video. Con la crescita, diventano chat e socialnetwork i principali catalizzatori di attenzione, che catturano circa il 72% degli adolescenti. Un uso diffuso che diviene eccessivo nel 36% dei casi, in cui l’irritabilità aumenta e il rendimento scolastico diminuisce, il ritmo sonno-veglia si sconvolge e più frequente diviene la tendenza all’isolamento sociale.
La cogenza della problematica è colta da gran parte dei genitori, consci dei rischi a cui sono esposti i propri figli e spesso pronti a coglierne i segnali. Ma tale consapevolezza difficilmente si traduce in una strategia operativa concreta: i familiari dell’adolescente spesso si sentono soli in questa battaglia e privi degli strumenti adeguati a combatterla. Solo il 41% di loro percepisce la scuola alleata, e ancor meno i servizi sanitari, ritenuti valido sostegno solo nel 30% dei casi.
È in virtù di ciò che nel 2022 nasce la Rete Patti Digitali, in collaborazione con il centro di ricerca “Benessere digitale” dell’Università Milano Bicocca. Un “patto digitale” altro non è che un accordo informale tra famiglie, operativo nella promozione di un utilizzo sicuro, attivo e consapevole della tecnologia. Nel 2025 con la nascita della “Fondazione Patti Digitali ETS” si è voluta ulteriormente rafforzare la rete che si andava creando, ampliandola ad associazioni ed enti locali attivi sul tema dell’educazione digitale e dell’utilizzo appropriato dei dispositivi. Il valore di tale progetto è stato colto dai promotori di “Connessi…Con cura” iniziativa che vende coinvolta la Regione Emilia-Romagna, i Coordinamenti pedagogici territoriali e i Centri per famiglie con la collaborazione dell’associazione Media Educazione Comunità (MEC). Sono nove gli incontri organizzati con l’obiettivo di diffondere i Patti digitali di comunità, offrendo alle famiglie strumenti concreti per la gestione del digitale in ambito domestico, ma anche spazi di confronto, indicazioni pedagogiche ed esempi virtuosi. Il ciclo, che si svolgerà in diverse località emiliane, ha avuto inizio ad aprile e si prolungherà fino settembre. Nessuna demonizzazione, dunque, nessuna condanna, ma solo la volontà di portare avanti una riflessione comune volta a definire regole condivise che rendano quella digitale una dimensione in cui i bambini, gli adolescenti e le loro famiglie possano muoversi con consapevolezza e in sicurezza. Ma, soprattutto, chiarire che la dimensione virtuale non potrà mai sostituire quella del contatto reale, della relazione umana, della condivisione concreta. Questo costituisce il nucleo di “Trends Shaping Education”, l’ultimo rapporto pubblicato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) nel quale si propone di indagare l’impatto che il digitale sta avendo sulla dimensione della relazionalità. Se l’utilizzo di dispositivi può comportare una diminuzione della concentrazione, una salute emotiva più fragile e un calo del senso di appartenenza alla dimensione sociale, è dalla scuola che bisogna partire, una scuola che favorisca non solo l’apprendimento didattico, ma anche quello socio-emotivo. Oltre le nozioni e i contenuti, è la dimensione relazionale che concorre a garantire il buon rendimento degli studenti. Ma al di là del profitto, è al benessere della persona che bisogna guardare: non in quanto dimensione individuale, bensì collettiva, determinata da spirito d’iniziativa, senso critico e capacità di creare legami sociali. In questo modo l’OCSE dà la sua definizione di “fioritura umana”, ovvero massimo dispiego delle peculiarità, delle intelligenze e delle emozioni di cui ognuno è portatore. Capacità che possono essere realmente espresse e valorizzate solo se condivise. E non certo su un social network.
Per approfondire:
https://www.orizzontescuola.it/lo-smartphone-e-tecnologie-non-sono-il-demonio-ma-possono-danneggiare-il-cervello-aspettate-fino-alla-seconda-media-connessi-con-cura/
https://www.orizzontescuola.it/dipendenza-da-smartphone-arriva-lapp-lockbox-per-premiare-gli-studenti-con-abbonamenti-in-palestra-e-sconti-se-studiano-senza-distrazioni/
https://www.orizzontescuola.it/salute-mentale-bambini-e-smartphone-lallarme-degli-psichiatri-negli-ultimi-10-anni-ce-stata-una-crescita-di-circa-il-25-dei-disturbi-i-rischi-della-tecnoferenza/
https://sociale.regione.emilia-romagna.it/famiglie/patti-digitali
https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2025/01/trends-shaping-education-2025_3069cbd2/ee6587fd-en.pdf
https://www.orizzontescuola.it/gli-smartphone-creano-conflitti-in-famiglia-il-40-dei-genitori-segnala-litigi-con-i-figli-a-causa-della-tecnologia/
