Al momento stai visualizzando Da Bergamo a Palazzo Madama, passando per l’Emilia-Romagna: idee, progetti, propositi per la scuola del benessere

Da Bergamo a Palazzo Madama, passando per l’Emilia-Romagna: idee, progetti, propositi per la scuola del benessere

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:News

“Com’è andata a scuola?”

“Bene”

La più classica delle risposte alla domanda che, da generazioni, ogni genitore rivolge al proprio figlio, di ritorno dalle lezioni. Due sillabe dietro le quali si nasconde un complesso sistema di rapporti, ansie, confronti, aspettative e delusioni. Ma, nel tentare di comprendere il mondo-scuola e l’universo-studente, è in quel “bene” che occorre immergersi.

L’istituto tecnico industriale “Guglielmo Marconi” di Dalmine rappresenta una scuola d’eccellenza, nella provincia di Bergamo. Un territorio, questo, particolarmente ricco in termini di offerta lavorativa, specialmente nel settore secondario: una vera fortuna per gli studenti che, dopo il diploma, trovano rapidamente il loro primo impiego. E allora come mai il tasso di licenziamento e ritiro risulta così alto?

A chiederselo è in primis Maurizio Chiappa, Dirigente Scolastico di questo istituto dove, almeno apparentemente, tutto sembra andare effettivamente “bene”. “Bene” nonostante i 7 abbandoni scolastici da parte di ragazzi hikikomori, “bene” anche se gran parte degli studenti preferiscono passare la ricreazione con il telefono in mano invece di socializzare con i coetanei, “bene” benché anche buona parte del loro tempo libero sia trascorso scrollando qualche social. La difficoltà riscontrata dai ragazzi che fanno il loro ingresso nel mondo del lavoro, infatti, è legata soprattutto alla loro incapacità di interagire con i colleghi, di interfacciarsi con i superiori, di cooperare tra pari. Non si tratta allora di offerta formativa o di profitto scolastico: il “bene” – essere a scuola deve essere valutato anche in termini di capacità relazionali, competenze sociali, intelligenza emotiva.

È questa la convinzione che traspare da quanto dichiarato dal Preside Chiappa in un’intervista rilasciata ad Orizzonte Scuola lo scorso 30 marzo. Già da settembre 2025 infatti, al Marconi è stato aumentato il tempo dedicato all’intervallo durante in quale, però, è proibito l’utilizzo dello smartphone: i ragazzi sono obbligati a lasciarlo ogni mattina in un apposito armadietto, per poi recuperarlo all’uscita. La drastica misura è stata presa sulla base dell’evidente e preoccupante aumento del livello di ansia fra i ragazzi. Ansia da like, ansia da messaggistica istantanea, ansia da post: conseguenza di una dimensione “social” sempre più ingombrante, effimera trasposizione virtuale delle relazioni sociali reali, divenute ormai inaffrontabili per tantissimi ragazzi. Troppo spesso, di fronte al disagio dei propri figli, i genitori si prodigano per ottenere una certificazione 104: soluzione semplicistica e dannosa. Il malessere giovanile non va infatti letto in termini patologici: gli adolescenti di oggi non sono malati, ma fragili. Una fragilità atavica, che oggi prende le sembianze di un reel, di un algoritmo, di un linguaggio computazionale. Non si tratta di una condizione permanente o invalidante, ma di un momento di particolare difficoltà che va compreso e superato con strategie educative condivise e sostenute anche oltre le mura delle aule. Il problema, infatti, non è circoscritto a quanto accade durante l’orario scolastico: rischio maggiore è costituito dalle ore che i ragazzi passano a casa, soli, in compagnia di schermi e interfaccia informatiche.  È per questo che Chiappa, appoggiato dall’intero collegio d’Istituto, ha proposto di modificare l’orario scolastico dell’istituto di cui è dirigente: dal lunedì al venerdì ogni studente seguirà le lezioni fino alle 16:30. La pausa pranzo prevista fra le 12 e le 12:30 e i tempi di intervallo raddoppiati hanno un unico scopo: favorire l’interazione e la socializzazione fra compagni di scuola, strappandoli via dalle solitarie ore domestiche. Al netto di adattamenti per esigenze specifiche degli studenti, le 8 ore in più erogate settimanalmente dall’istituto saranno coperte da attività opzionali, mirate allo sviluppo di competenze non cognitive. Non lezioni canoniche, dunque, ma laboratori, attività pratiche ed esperienziali mirate a rafforzare le consapevolezze individuali e le capacità relazionali di ogni studente. Il progetto richiede un investimento di risorse umane non indifferente del quale è necessario tener conto: un maggiore coinvolgimento degli insegnanti, non può tradursi in un aumento del carico di stress per gli stessi. Il benessere, infatti, ha dimensione trasversale e circolare: il Preside del Marconi ha regalato al personale docente attività di yoga e pilates con la convinzione che un insegnante che sta “bene, fa “bene” e soprattutto fa stare “bene”.

Quello che sta avvenendo nell’Istituto Marconi costituisce un’ipotesi strategica definita sulla base di un’osservazione empirica, ma quanto evidenziato non riguarda solo la provincia di Bergamo. Nuove esigenze richiedono nuove soluzioni che per divenire efficaci devono essere generalizzate. Non mancano idee in tal senso, a cominciare dall’ipotesi di rimodulare non solo l’orario settimanale, ma il calendario annuale di tutti gli istituti. Le circa quattordici settimane di vacanze estive, infatti, rischiano di essere deleterie soprattutto per i ragazzi provenienti da contesti socio-culturali più svantaggiati. La lunga pausa infatti può far aumentare il livello di isolamento degli studenti e addirittura il tasso di abbandono scolastico. Il tempo trascorso lontano dai banchi e dai coetanei si traduce facilmente in perdita di competenze cognitive e relazionali. Mentre invece il susseguirsi di mesi di lezione senza interruzioni può generare nello studente sovraccarico, stress e disamore. A sostenere una diminuzione delle settimane di pausa prima di settembre e un aumento di pause brevi nel corso nell’anno scolastico è soprattutto l’associazione no profit “WeWorld” la quale, nel 2021, ha lanciato una proposta divenuta petizione che, lo scorso settembre, che è arrivata a raccogliere oltre 75mila firme. Rimodulazione degli orari di uscita e di ingresso, garanzia del tempo pieno quando richiesto, pianificazione di attività e laboratori dopo le lezioni: questo sono solo alcuni dei punti che si aggiungono a questo progetto, oggi all’attenzione del Senato. Iniziativa simile proviene anche dalla regione Emilia-Romagna su suggerimento dell’assessora all’istruzione Isabella Conti. Il proposito di riforma del calendario scolastico verrà sottoposto all’attenzione di scuole, famiglie, sindacati e operatori turistici coinvolti in una commissione regionale che, a breve, dovrebbe presentare la propria mozione al Consiglio regionale.

Se cambia la scuola, cambiano i modi e i tempi per stare a scuola e fare scuola. A non mutare è la necessità di garantire che quel “bene” abbia consistenza, valore, significato. Per farlo non si deve temere di riprogettare l’intero ecosistema scolastico, adattandolo ai cambiamenti in atto. Tale passaggio però, non può coinvolgere solo i singoli istituti, ma l’intera società, della quale il sistema di istruzione è e sarà sempre base fondamentale, centro imprescindibile.

Per approfondire: