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Se “La Canzone del Maggio” la canta la scuola

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“Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio…” cantava De Andrè del 1973: non si può dire lo stesso per il maggio 2026 che vedrà docenti, personale ATA e dirigenti scolastici coinvolti in una serie di scioperi che si susseguiranno per almeno la prima metà del mese. I primi in programma sono previsti per il 6 e 7 maggio, giorni prescelti per lo svolgimento delle prove invalsi nella scuola primaria. È questo a costituire motivo principale che ha spinto Cobas scuola e Usb Pi a proclamare in queste date l’agitazione sindacale, alla quale, esclusivamente il giovedì, parteciperanno anche Cub Sur, Sgb e Flc Cgil. Mercoledì invece, all’astensione dal lavoro per l’intera giornata, si aggiungerà anche uno sciopero breve promosso da Cub Sur e Sgb riservato al personale di scuola primaria: l’intento è quello di non rispettare gli adempimenti relativi allo svolgimento delle prove Invalsi, con lo scopo di boicottare quiz che Cobas scuola definisce “inutili e dannosi”, incapaci di determinare alcun tipo di sviluppo positivo per il sistema scolastico, anche perché del tutto “decontestualizzati”. Secondo il sindacato, solo strumenti specifici e un sostengo alla didattica attiva potrebbero garantire un reale monitoraggio delle competenze.

Ma non si parla solo di invalsi, né solo di scuola primaria. Il 7 maggio USB e Cobas incroceranno le braccia anche contro la riforma degli istituti tecnici e professionali (https://www.axioshub.it/decreto-di-riordino-degli-istituti-tecnici-quali-novita-quali-perplessita/) con la quale il curricolo nazionale dello studente arriverebbe a perdere 132 ore precedentemente dedicate all’apprendimento di geografia, italiano e di un secondo idioma straniero.  Anche le STEM si vedrebbero ridimensionate, accorpate insieme nell’unica disciplina di “scienze sperimentali”. Infine, pericolo maggiore, è rappresentato dal rapporto squilibrato che si verrebbe a creare fra scuola e impresa, con studenti sempre più “apprendisti” e sempre meno “alunni”, con buona pace delle competenze trasversali e della libertà di orientamento. Non meno problematiche vengono ritenute le nuove Indicazioni Nazionali per i licei da poco emesse dal MIM (https://www.axioshub.it/indicazioni-nazionali-per-il-licei-inversioni-bivi-e-sensi-unici-alternati/) delle quali si evidenzia la caratterizzazione ideologica e nazionalista, ma anche la tendenza classista.

A destare preoccupazione è anche l’ipotesi di autonomia differenziata che, proposta nel 2024, consentirebbe alle regioni di disporre di competenze e risorse specifiche su 23 diverse materie, fra cui l’istruzione. I sindacati vedono in questo un grosso rischio in termini di distribuzione dei servizi essenziali e protezione dei diritti civili che, sul territorio nazionale, potrebbero venir garantiti in modo diseguale.

Inevitabile anche il riferimento alla sezione economica del Contratto collettivo nazionale del lavoro 2025-2027, sottoscritto ad inizio aprile. Le sigle sindacali sottolineano come l’aumento del 6% previsto per gli stipendi del comparto scuola non sia minimamente sufficiente a compensare il 30% del potere d’acquisto che docenti e personae ATA hanno perso negli ultimi 30 anni. Ma sarebbe riduttivo limitare il tutto ad una mera questione di introiti: una remunerazione appropriata e dignitosa valorizza e garantisce la funzione educativa di tutto il personale scolastico, dalla quale dipende direttamente la qualità del sistema d’istruzione nazionale. Non diversa la riflessione in tema di pensioni: anche queste dovrebbero essere adeguate ed erogate ad un’età che tenga conto delle esigenze psichiche e fisiche del docente. Ad aumenti salariali proporzionati si affianca la richiesta di nuove assunzioni e di maggiore stabilità, al fine di migliorare le condizioni dei circa 200.000 insegnanti e lavoratori ATA che vivono una condizione di precarietà perpetua. L’assenza di continuità, infatti, rappresenta un ulteriore elemento che va a ripercuotersi con forza sugli equilibri didattici e sull’efficacia della formazione.

Il 6 e 7 maggio, a scegliere se varcare o meno le soglie di aule e segreterie, sarà solo il personale scolastico. Ma questo non ridimensiona né settorializza il significato dell’iniziativa. È infatti fondamentale essere consapevoli di quanto sta motivando le agitazioni sindacali, sviluppare un proprio pensiero e una specifica visione critica al riguardo.  Del resto, la figura del docente, non diversamente da quella del personale tecnico, amministrativo e ausiliario, non costituisce individualità a sé, sciolta e indipendente. Rappresenta piuttosto punto focale di un intero ecosistema e, insieme agli studenti e alle famiglie, perno irrinunciabili del sistema-scuola. E quando si parla di “sistema-scuola”, è al futuro del “sistema-nazione” che si sta guardando, motivo per il quale “…Per quanto voi vi crediate assolti, Siete per sempre coinvolti”.